La chiusura fu segnata dall'intervento in diretta, per video di Ingrid Betancourt che ha sottolineato l'importanza della parola: questo strumento che permette di toccare i cuori ed esprimere la nostra fede, il nostro stato, dalle armi; e che la violazione dei diritti dell'uomo è un germe che portiamo tutti; si può ad un certo momento dimenticare i nostri principi, all'interno di noi c'è sempre il rischio di diventare mostri. La dignità umana non può essere difesa nell'indifferenza, che costituisce il principale ostacolo al processo di lotta, seguita dal timore. Il ruolo della Dichiarazione Universale è innegabile; il suo contenuto rappresenta i mezzi per potere vivere in Comunità, per potere salvare le vite. La Dichiarazione non è soltanto un'utopia, ma una realtà. Nella riaffermazione dei Diritti dell'Uomo le ONG si sentono tutte interessate. Dal 1948 ai nostri giorni si sono fatti dei progressi, ma in questi ultimi anni un certa ossessione da parte degli stati in materia di Sicurezza, si vede la regressione di alcuni trattamenti crudeli e degradanti come la tortura, la pena di morte. Oggi, si è passati da 2/3 a 1/3 i paesi che praticano la pena di morte; la nozione d'impunità non esiste più, è questione ormai di responsabilizzare gli autori dei crimini di guerra, crimini contro l'umanità e di genocidio; il riconoscimento in alcuni paesi dei diritti delle donne, dei disabili e dei bambini. Oltre alla commemorazione della dichiarazione, il tempo è dato più all'azione; c'è una grande necessità oggi di informare ed essere informato, di indagare, istruire, combattere il pensiero unico e denunciare i danni ai Diritti dell'Uomo. Numerose sfide rimangono ancora, l'aumento della popolazione mondiale, l'instabilità del pianeta, le grandi forze economiche e finanziarie.venerdì 12 settembre 2008
Chiusura della Conferenza
La chiusura fu segnata dall'intervento in diretta, per video di Ingrid Betancourt che ha sottolineato l'importanza della parola: questo strumento che permette di toccare i cuori ed esprimere la nostra fede, il nostro stato, dalle armi; e che la violazione dei diritti dell'uomo è un germe che portiamo tutti; si può ad un certo momento dimenticare i nostri principi, all'interno di noi c'è sempre il rischio di diventare mostri. La dignità umana non può essere difesa nell'indifferenza, che costituisce il principale ostacolo al processo di lotta, seguita dal timore. Il ruolo della Dichiarazione Universale è innegabile; il suo contenuto rappresenta i mezzi per potere vivere in Comunità, per potere salvare le vite. La Dichiarazione non è soltanto un'utopia, ma una realtà. Nella riaffermazione dei Diritti dell'Uomo le ONG si sentono tutte interessate. Dal 1948 ai nostri giorni si sono fatti dei progressi, ma in questi ultimi anni un certa ossessione da parte degli stati in materia di Sicurezza, si vede la regressione di alcuni trattamenti crudeli e degradanti come la tortura, la pena di morte. Oggi, si è passati da 2/3 a 1/3 i paesi che praticano la pena di morte; la nozione d'impunità non esiste più, è questione ormai di responsabilizzare gli autori dei crimini di guerra, crimini contro l'umanità e di genocidio; il riconoscimento in alcuni paesi dei diritti delle donne, dei disabili e dei bambini. Oltre alla commemorazione della dichiarazione, il tempo è dato più all'azione; c'è una grande necessità oggi di informare ed essere informato, di indagare, istruire, combattere il pensiero unico e denunciare i danni ai Diritti dell'Uomo. Numerose sfide rimangono ancora, l'aumento della popolazione mondiale, l'instabilità del pianeta, le grandi forze economiche e finanziarie.
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